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Fondo antico Barbi

a cura di Barbara Allegranti

All’interno del Fondo Barbi  il nucleo di  edizioni anteriori al 1830 (complessivamente  circa 17 cinquecentine, 15 seicentine, oltre 200 settecentine e circa 250 esemplari tra opere precedenti al 1830 e edizioni rare ottocentesche) offre uno spaccato significativo della formazione e degli interessi  del grande filologo, contribuendo a  delinearne la figura di studioso. La varietà dei testi presenti tra le edizioni antiche attesta la vastità di interessi del Barbi, che, nonostante la predilezione per la filologia dantesca, conobbe molti altri campi di indagine fra cui  Boccaccio, Sacchetti,  Guicciardini, Foscolo, Manzoni  e la poesia popolare.
Della maggior opera del Boccaccio, sono presenti  due edizioni a stampa di grande importanza per la  critica del testo del Decameron, ai problemi del quale Barbi si dedicò a lungo:  l’edizione giuntina del 1573, che subì la prima “rassettatura” ad opera della Deputazione guidata dal Borghini e  l’edizione curata  da Pier Antonio Guadagni e Angelo Maria Bandini (Lucca, 1761) che, ormai introvabile la Giuntina del 1527, riprodussero letteralmente  il codice esemplato nel 1348 da  Amaretto Mannelli, a lungo reputato l'Ottimo testo.
Altro testo fondamentale negli studi sulle vicende dell’opera boccacciana nell’epoca della Controriforma sono i due volumi  Degli avvertimenti della lingua sopra'l Decamerone  (Venezia, 1584-1586) di Leonardo Salviati, che  in essa espose i criteri linguistici dell’edizione purgata del Decameron, da lui realizzata nel 1582.
La presenza tra i suoi libri di un esemplare dei Discorsi (Firenze, 1584) di Vincenzo Borghini richiama la forte ammirazione che il Barbi  ebbe per il "peritissimo linguista e scrittore” fin dai tempi della tesi sulla Fortuna di Dante nel XVI secolo  e del saggio  Degli studi di Vincenzo Borghini sopra la storia e la lingua di Firenze (Bologna, 1889) che gli dedicò.
Un'altra opera  su cui il Barbi esercitò con successo la critica del testo, il Trecentonovelle di Franco Sacchetti, è ben rappresentata da un’edizione settecentesca  stampata probabilmente a Napoli nel 1724.

Poche, contrariamente alle aspettative, sono invece  le edizioni dantesche antiche presenti, tra cui si può ricordare  un’edizione settecentesca delle tre cantiche ad opera di Cappuri  (Dante con una breve e sufficiente dichiarazione del senso letterale diversa in più luoghi da quella degli antichi commentatori. Lucca, 1733) e una Vita Nova di Dante Alighieri, secondo la lezione di un codice inedito del sec. XV (Pesaro, 1829).
Le vaste ricerche sull’antica tradizione della lirica delle origini compiute dal Barbi sia in preparazione dell’edizione della Vita Nuova (1907) che per lo studio delle questioni connesse al Canzoniere dantesco (Studi sul Canzoniere di Dante, con nuove indagini sulle raccolte manoscritte e a stampa di antiche rime italiane in servigio dell'edizione nazionale delle opere di Dante, Firenze, 1915)sono ben attestate dal possesso di numerose raccolte di poesia antica, tra cui la più significativa è senz'altro la  ristampa settecentesca  della  "Giuntina di rime antiche” (Sonetti, e canzoni di diversi antichi autori toscani in dieci libri raccolti. Firenze, 1727), pubblicata a Firenze nel 1527 dagli eredi di Filippo di  Giunta, importante sia per il testo  di Dante che per l’intera tradizione della lirica toscana. All’interesse per la lirica delle origini può riferirsi anche la splendida edizione illustrata dei Documenti d'amore di M. Francesco Barberino (Roma, 1640), curata da Francesco Ubaldini, che ristampò l’autografo Vaticano sostituendo le miniature del manoscritto con incisioni calcografiche.
La produzione del Manzoni,  autore molto amato cui il Barbi dedicò vari studi impegnati a chiarire il problema testuale dei Promessi Sposi, è ampiamente  rappresentata sin dalla collectanea dei fratelli Batelli (Opere di Alessandro Manzoni milanese con aggiunte e osservazioni critiche. Prima edizione.  Firenze, 1828-1829); del Foscolo il più antico esemplare presente è la terza edizione delle Ultime lettere di Iacopo Ortis (S.l., 1802).

Come nei suoi studi, così anche tra le edizioni presenti nella sua biblioteca, la letteratura  è rappresentata non solo attraverso i secoli e gli autori che lo videro maestro, ma anche attraverso autori minori. L’allargamento e la ripresa di temi e ricerche  furono dovuti soprattutto all’incarico di direttore della Giunta esecutiva per i testi italiani dell’Accademia della Crusca ricevuto nel 1927.

Oltre ai più noti ambiti di ricerca  Barbi nutrì grande interesse per la storia delle correnti letterarie e del gusto dei secoli XVIII e XIX, su cui nel periodo dell'insegnamento all'Università di  Messina aveva iniziato a raccogliere materiale  per una pubblicazione rimasta poi incompiuta. La direzione scientifica dell'edizione nazionale delle opere del Foscolo e del Manzoni, gli Annali Manzoniani, l'edizione minore degli scritti dello stesso rivelano  quale intima conoscenza avesse della letteratura di questi due secoli.
Nella sua biblioteca il Settecento letterario italiano é presente in molte delle sue più importanti espressioni e correnti in edizioni coeve o di poco posteriori. Molte delle opere possedute riflettono  le tematiche affrontate dal Barbi negli studi sul rinnovamento letterario italiano,  che il filologo, come risulta da annotazioni e spogli conservate tra le  carte manoscritte, faceva partire dalla reazione o "crociata contro il cattivo gusto" collocandolo  tra la fine del Seicento e  la metà del Settecento: l'Arcadia e la riforma della lirica (Le Vite degli Arcadi illustri…pubblicate da Giovan Mario Crescimbeni. Roma, 1708; Della ragion poetica…di  Vincenzo Gravina. Venezia, 1731; le Poesie toscane di Vincenzo da Filicaia. Parma, 1733; le Rime dell'abate Carlo Frugoni. Parma, 1734);  il rinnovamento del teatro italiano nei suoi tre maggiori generi, la tragedia (La Merope di Scipione Maffei, Venezia. 1747; Della tragedia…di Vincenzo Gravina. Venezia, 1731; le Opere di PierJacopo Martello. Bologna, 1723-1735), la commedia  (Raccolta completa delle commedie di Carlo Goldoni. Firenze, 1827-1831 e Il Don Pilone di Girolamo Gigli. Lucca, 1711) e il melodramma (Metastasio. Opere... Firenze, 1800-1822), ma anche la questione  della lingua con la reazione settecentesca al purismo e la polemica contro la Crusca, su cui risultano interessanti il  trattato di Giulio Cesare Becelli, Se oggi dì scrivendo si debba usare la lingua italiana del buon secolo... (Verona, 1737), Della lingua toscana dialoghi sette dell’accademico della Crusca Girolamo Rosasco (Milano, 1824) ma anche il Saggio sulla filosofia delle lingue del Cesarotti (Pisa,  1800). Non mancano  nomi   importanti dell’Illuminismo italiano quali Francesco Algarotti (Opere inedite. Venezia, 1706; Il newtonianismo per le dame. Napoli, 1739), Saverio Bettinelli   e Giuseppe Baretti (La frusta letteraria… Milano, 1829) e dell’Illuminismo d'oltralpe con  Voltaire (Theatre complet. Amsterdam, 1777) e Lessing (Dramaturgie...  Paris, 1785). 
Lo studioso che mai disgiunse la storia letteraria  dallo studio delle idee estetiche e critiche e delle cause  intellettuali che produssero generi e opere letterarie  si rivela anche in un  interesse per  la riflessione e il dibattito sul gusto che animò  tutto quel secolo e parte del seguente.  Tra  le opere possedute il trattato Delle riflessioni sopra il buon gusto nelle scienze e nell'arti (Venezia, 1736) del  Muratori e il  Breve discorso sul gusto presente delle belle lettere in Italia  del Pindemonte (Bassano, 1785), ma anche molte altre  meno note quali  la dissertazione  Del gusto presente in letteratura italiana  (Venezia, 1784) di Matteo Borsa.
Questo periodo della letteratura italiana, di cui aveva indirettamente tracciato lo sviluppo della critica letteraria  delineando la fortuna di Dante nel Settecento e di cui aveva seguito il trasformarsi con le teorie dei romantici, fu con quello delle origini, uno dei più studiati dal Barbi. Barbi si interessò molto del Romanticismo che conobbe profondamente per diretta informazione su quanto si era scritto nella polemica tra romantici e classicisti. Tra le opere possedute sono da segnalare  l’opuscolo del Sismondi su la  Vera definizione del romanticismo (Milano, 1819), il trattato del Londonio  Cenni critici sulla poesia romantica  (Milano, 1817),  e la prima edizione italiana della  Corinna ossia l'Italia della signora di Stael Holstein, secondo romanzo  di Madame de Stael  (Firenze, 1808), ma anche, del pieno Romanticismo,  l'Antologia romantica (Livorno, 1830) e le Ballate e canzoni di stile romantico (Livorno, 1829)  di Francesco Domenico Guerrazzi.

L’interesse per la  poesia popolare, cui il Barbi si dedicò fin dal 1887, è attestato tra le edizioni antiche e rare dal  Saggio dei canti popolari della Provincia di Marittima e Campagna (Roma, 1830) e dai Versi e canti popolari di un fiorentino (Firenze, 1859).

Le edizioni antiche del Fondo Barbi sono conservate presso il Palazzo del Capitano insieme  alla raccolta manoscritta di canti e melodie popolari, al carteggio personale  e alle carte manoscritte relative ad argomenti letterari corrispondenti agli interessi e ricerche del filologo.

[pagina creata: 29-11-2007 - ultima modifica: 22-11-2012]