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Fondo antico Garin

a cura di Silvia Volterrani
con la collaborazione di Carlo Alberto Girotto

Se per noi oggi è impossibile pensare alla cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento senza tener conto dell’influenza di alcune tradizioni culturali – quali la tradizione cabalistica o la simbologia astrologica – o senza riconoscere nel pensiero filosofico dell’Umanesimo i legami con alcuni aspetti della rivoluzione scientifica di Copernico, Keplero e Galilei, tutti elementi alla base della nascita del pensiero moderno, lo dobbiamo in gran parte ad  Eugenio Garin, uno dei più importanti studiosi italiani del Novecento.
Formatosi presso l’Università di Firenze, dove si laureò in filosofia nel 1929 con una tesi sull’etica di Joseph Butler, Eugenio Garin rivolse ben presto la ricerca alla letteratura filosofica dell’Umanesimo e del Rinascimento. Influenzato dagli studi di Chabod, Cantimori e Gentile, unì agli interessi storiografici lo studio della  filologia e della tradizione cabalistica e astrologica, e riuscì a cogliere la novità dei metodi proposti dalla scuola di Warburg e Saxl.
Fondamentale per la sua attività di ricerca fu il confronto diretto con  le fonti e i testi, ed un approccio interdisciplinare attraverso il quale ricostruire i contesti culturali, storici e biografici degli autori studiati. Le sue opere hanno fatto conoscere e apprezzare figure come Marsilio Ficino e Coluccio Salutati, allora considerate personalità minori dalla storiografia ufficiale.
Garin ha lasciato uno studio fondamentale sull'opera di Cartesio (Vita e opere di Cartesio. Roma-Bari, 1984), e la sua Storia della filosofia italiana (Torino, 1966) è diventata un punto di riferimento per la storia culturale del nostro paese.
 Alla ricerca ha affiancato sempre anche un'intensa attività di insegnamento: dal 1949 è stato professore ordinario di Storia della filosofia nell'ateneo fiorentino e dal 1974 al 1984 ha insegnato Storia del pensiero del Rinascimento alla Scuola Normale di Pisa, di cui è stato professore emerito.
Gli allievi che frequentavano la sua abitazione fiorentina ricordano con quanta disponibilità mostrasse la sua  biblioteca, donata per disposizione testamentaria  alla Scuola Normale nel 2005.

Composta da circa 30.000 volumi la Biblioteca Garin è dotata di un prezioso fondo antico, di circa 2700 volumi, conservato presso il Palazzo del Capitano, costituito da oltre 500 edizioni del XVI secolo e 460 edizioni del XVII secolo, che è stato interamente catalogato, è ricercabile sul catalogo generale on-line, ed è già ampiamente consultato dagli studiosi.
La collezione antica permette di riconoscere i diversi campi di ricerca ai quali Garin si è dedicato, rispecchiandone passioni ed interessi spesso confluiti in studi e pubblicazioni di grande rilevanza scientifica. Numerose sono le opere del neoplatonismo fiorentino, spesso frequentato negli scritti dello studioso: tra queste si segnala l’edizione completa di Basilea delle opere di Marsilio Ficino (Opera et quae hactenus extitêre, et quae in lucem nunc primùm prodiêre omnia, omnium artium et scientiarum. Basilea, 1561), oltre all’edizione lionese del De vita libri tres (Lione, 1567), che contiene anche l’importante Apologia. Numerose anche le edizioni di Erasmo (pregevoli sono gli esemplari dell’edizione lionese delle Epistolae familiares del 1542 e quello degli Apophthegmata, stampato a Venezia nel 1590), di Macrobio (da segnalare è l’edizione contenente il commento In somnium Scipionis ex Ciceronis VI libro De republica, Venezia, 1528, e quella lionese del 1542) e di Luciano di Samosata (splendida l’edizione bilingue, con annotazioni di Giovanni Sambuco, Loukianou Apanta. Luciani Samosatensis Opera. Basilea, 1563-1602). Prezioso cimelio è l’edizione londinese dei Principia philosophiae di Descartes (Londra, 1644).

Assieme a questo nucleo caratterizzante, particolarmente significativo è il corpus di opere dedicate alla magia, all’alchimia, alla fisiognomica e all'esoterismo, primi germi di discipline che avranno, tra Cinque e Seicento, uno sviluppo più rigorosamente scientifico e che trovarono in Garin un lettore particolarmente attento. Tra queste, un’edizione rara dell’Opera omnia medico-chemico-chirurgica di Paracelso (Ginevra, 1658); una preziosa edizione del De rerum varietate di Girolamo Cardano (Basilea, 1557); un esemplare del De humana physiognomonia di Giovanni Della Porta (Hanau, 1593); un Ermou tou Trismegistou Poimandres. Asklepiou oroi pros Ammona Basilea... di Hermes Trismegistus (Parigi, 1554).
Numerose anche le edizioni di testi di medicina antica: da segnalare tra queste una pregevole edizione di Ippocrate (Hippocratis Coi opera quae apud nos extant omnia. Lione, 1562) e un bell'esemplare in folio delle opere di Galeno (Spurii Galeno ascripti libri qui variam artis medicae farraginem. Venezia, 1597).

Nella collezione Garin è forte anche l’attenzione per la dimensione iconografica e per i testi più famosi di letteratura cinque-seicentesca di emblemi e imprese: da citare  il Ragionamento nel quale si parla d’imprese d’armi et d’amore di Ludovico Domenichi (Milano, 1559), e l’illustre Raggionamento sopra i motti et disegni d’arme et d’amore che communemente chiamano imprese di Paolo Giovio, con apparati del Domenichi e di Girolamo Ruscelli (Milano, 1559). Pregevole anche l’esemplare dell’Iconologia di Cesare Ripa (Siena, 1613).
Sono presenti inoltre alcune edizioni rare che mostrano la curiosità di intellettuale e la sua passione di bibliofilo: particolare rilievo va assegnato ad una edizione assai rara del Fior di vertù historiato (Venezia, 1544), in cui vizi e virtù vengono associati all'immagine di un animale, un esempio di letteratura popolare a carattere didattico morale.
Reliquia di un’edizione illustre è l’esemplare, ampiamente lacunoso, dell’aldina del Canzoniere di Petrarca (Venezia, 1501). Significativa è anche la presenza della prima, rara edizione italiana dell’Utopia di Thomas More (La Repubblica nuovamente ritrovata del governo dell’isola Eutopia. Venezia, 1548), da ricondurre ai due poligrafi Ortensio Lando e Anton Francesco Doni, e di alcune pregevoli edizioni del Torrentino, tra le quali si menziona il trattato An homo vel malus volens fiat di Simone Porzio (Firenze, 1551), la traduzione italiana compilata dal Gelli (Se l’huomo diventa buono o cattivo volontariamente. Firenze, 1551), e il commento di Simone Fornari al Furioso dell’Ariosto (La spositione di m. Simon Fornari da Rheggio sopra l’Orlando furioso di m. Lodovico Ariosto. Firenze, 1549-1550).

Entro un’ottica di collezionismo e di bibliofilia vanno registrati anche alcuni volumi di illustre provenienza, acquistati sul mercato antiquario dopo lo smembramento di importanti raccolte librarie. Si segnalano un esemplare posseduto dal botanico bolognese Ulisse Aldovrandi (Le attioni morali dell’illust. s. conte Giulio Landi piacentino. Venezia, 1584) che reca sul frontespizio la nota di possesso «Ulissis Aldovrandi et amicorum»; un volgarizzamento di Platone posseduto da Angelo Maria Bandini, con nota di possesso sul frontespizio (Disciplina civile di Platone divisa in quatro parti. Venezia, 1601);  una trentina di esemplari provenienti dalla collezione del bibliofilo fiorentino Gustavo Galletti, ed alcuni  provenienti dalla biblioteca di Horace Landau, parte di una prestigiosa raccolta che dopo la dispersione avvenuta all'indomani della seconda guerra mondiale confluì, nella sua porzione più rilevante, nei fondi della  Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Visitare il Fondo Antico Eugenio Garin permette dunque di conoscere e ripercorrere da vicino il lavoro dello studioso e di cogliere lo spirito e la curiosità di un intellettuale che ha saputo, fra i primi in Italia, superare i tradizionali confini tra discipline diverse.

[pagina creata: 29-11-2007 - ultima modifica: 26-11-2012]