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Fondo storico

a cura di Barbara Allegranti

Il  Fondo storico, formatosi per successive acquisizioni dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento, costituisce il nucleo originario del fondo antico della Biblioteca della Scuola Normale Superiore.
Attualmente costituito  da circa 2200 volumi, di cui oltre 500 edizioni del XVI secolo e 350 edizioni del  XVII secolo, il fondo storico comprende le edizioni antiche delle biblioteche private appartenute al filosofo hegeliano Arturo Moni, allo studioso di letteratura dantesca Alessandro Torri, ai matematici Enrico Betti e Cesare Finzi (donate nel 1893 e nel 1907) e allo storico della letteratura Francesco Flamini (donata nel 1931).

Il nucleo più cospicuo proviene dalla biblioteca del filosofo hegeliano  Arturo Moni (1867 -1936), acquisita nel 1938, che vanta numerose edizioni comprese tra il XVI e il XIX secolo, con una maggior presenza di cinquecentine. Arturo Moni frequentò le Università di Pisa e di Bologna, passando dallo studio del diritto a quello delle scienze matematiche, per poi iscriversi alla Sorbona  dove si dedicò allo studio  delle lingue orientali antiche  (sanscrito, ebraico, aramaico, persiano) senza però conseguire alcun titolo accademico. L’agiatezza economica gli consentì di trascorrere la vita nella quiete della sua villa di Bagni di Lucca dove potè coltivare  per mero diletto i suoi studi preferiti, primi tra tutti quelli filosofici che lo portarono in contatto con molti studiosi italiani e stranieri tra cui i più importanti  furono Croce e Gentile. I contatti con Croce erano iniziati in seguito alla pubblicazione da parte del Moni di alcuni saggi in cui  aveva difeso l’idealismo assoluto di Hegel contro le critiche che Croce gli aveva rivolto nel 1907. Fu proprio il Croce, a cui era nota la perfetta conoscenza delle lingue straniere da parte del Moni, a spingerlo alla non facile impresa di tradurre i tre volumi della grande Logica di Hegel, che iniziata nel 1913 fu ultimata per l’editrice Laterza tra il 1924 e 1925 (S. Marcucci, Il pensiero storico filosofico di due accademici lucchesi... Lucca, 2002).
La  biblioteca del Moni,  riflette i suoi vasti interessi culturali e la spiccata vena di bibliofilo che l’agiatezza della  condizione economica e il tempo a disposizione gli consentì di soddisfare ampiamente. L’atteggiamento del bibliofilo è ben attestato dal possesso della bibliografia dell’Haym  relativa ai testi rari (storici, letterari, artistici e scientifici) della nostra letteratura  (Biblioteca italiana…. Venezia, 1741)   e del  Manuel du bibliophile on traite du choix des livres di  Peignot (Digione, 1823) ma anche dall’uso di apporre sui libri  indicazioni bibliografiche  di propria mano o di incollarvi  una descrizione dell’edizione ritagliata dai cataloghi di vendita.
La collezione  a prevalente carattere filologico-letterario, spazia dai  classici della letteratura italiana e della letteratura greca e latina posseduti in edizioni cinque-seicentesche, alla filosofia antica e moderna,  alle lingue orientali antiche fino al al diritto, ma comprende anche  antiche e rare opere scientifiche, in particolare di medicina, chimica, aritmetica, agricoltura, botanica, nonché libri di storia, geografia e viaggi, testi religiosi  tanto che si potrebbe  suddividerla virtualmente in altrettante biblioteche  tematiche.
Tra le edizioni del XVI secolo troviamo  le maggiori  opere del Boccaccio e del Petrarca (con i commenti cinquecenteschi del Daniello, del Dolce, del Velutello e di Gesualdo), ma anche  la Gerusalemme liberata, (Ferrara, 1585) e i Discorsi del Poema Heroico (Napoli, 1595) rilegati con i Discorsi.... Dell'Arte poetica... (Venezia, 1587) del Tasso, L’Arcadia del Sannazzaro (Venezia, 1589), gli Hecatommiti del Giraldi (Venezia, 1580), le Rime et prose  del Della Casa (Venezia, 1563), Il libro del cortegiano del Castiglione (Venezia, 1547),  oltre alle opere dei più importanti autori della letteratura latina e greca,  in primis Cicerone e Omero.
Anche la biblioteca filosofica del  Moni è ricca di preziosi volumi tra cui numerose edizioni cinquecentesche di Aristotele, di San Tommaso e varie edizioni ottocentesche di Hegel a partire dalla  Encyclopadie der philosophischen wissenschaften (Heidelberg, 1817)
Riconducibili ai suoi studi e interessi linguistici rivolti in particolare alle lingue orientali antiche sono un nucleo di dizionari e  grammatiche in lingua ebraica, araba, persiana, siriana, caldaica,  armena, egiziana, indostana, turca, cinese e giapponese   tra cui si può segnalare   il  Dittionario novo ebraico… diDavid De Pomi (Venezia, 1587), una   Grammaticae chaldaicae et syriacae libri III (Basilea, 1615), una grammatica di Ioannes Agop  in lingua Haygica, la lingua colta armena (Roma, 1675), una grammatica ebraica  di Thomas van Erpen (Leida, 1621)  e una delle prime grammatiche persiane pubblicate, i Rudimenta linguae persicae (Leida, 1639).
Particolarmente significativa la presenza di libri  di botanica, erboristica e agricoltura dei secoli XVI-XIX che riflettono  l’ideale dell’otium cui Moni conformò la vita e che mostrano quanto apprezzasse la  condizione di agiato possidente che gli permetteva di estraniarsi dalla vita cittadina per rifugiarsi nella quiete e nelle occupazioni della campagna.  Tra queste l’’Economia del cittadino in Villa  di Vincenzo Tanara, di cui Moni possedeva ben  tre edizioni (1651, 1665 e 1670), Le vinti giornate dell'agricoltura et de' piaceri della villa di Agostino Gallo (Venezia, 1629), Le ricchezze dell'agricoltura di GiovanMaria Bonardo (Venezia, 1586),  il Trattato della coltivazione delle viti e del frutto… di Giovanni Vittorio Soderini (Firenze,1610) pubblicato insieme ad un altro trattato sul medesimo soggetto di Bernardo Davanzati ed al trattato di Pier Vettori Delle lodi, e della coltiuazione de gli ulivi ma anche varie edizioni  settecentesche di Linneo.
E' probabile che la biblioteca sia almeno in parte frutto di sedimentazioni ereditarie accumulatesi a partire da un avo  forse medico o farmacista di cui possediamo la  trascrizione di un taccuino intitolato Diversi medicamenti interni praticati dal Dott. Moni in questo Osp. e  trascritti da me Q.F., 1796 e a cui potrebbe risalire la vasta collezione di testi sei-settecenteschi di medicina e farmacopea; il padre di Arturo, Olinto, avvocato e attivo uomo politico, sindaco di Bagni di Lucca, potrebbe invece essere all’origine della vasta collezione di diritto che va dalle cinquecentine del corpus giustinianeo ai manuali universitari di diritto  ottocenteschi.

Il veronese Alessandro Torri (1780-1861),  tra i fondatori della Società letteraria di Verona, fu in contatto con ambienti risorgimentali e  corrispondente di personalità come Lorenzo da Ponte, Pindemonte, Manzoni, Leopardi Viesseux etc. Letterato, editore, bibliografo deve la maggior fama alla trentennale attività  di studioso ed editore di Dante Alighieri, che culminò nel 1826 con l’edizione a Pisa in società con Giovanni Rosini (alias Tipografia Capurro) della sua opera più importante ovvero l’Ottimo commento della Divina Commedia che non era mai stato edito.  Un decennio più tardi curò l’edizione delle Opere minori di Dante.
Il Torri durante la sua vita di studioso e bibliofilo aveva messo insieme con grandi sacrifici economici una meravigliosa raccolta di oltre cinquemila volumi, fra cui un’infinità di  libri attinenti a Dante e molte altre pregevoli edizioni di autori e soggetti a lui cari, una parte dei quali fu ceduta a poco prezzo alla biblioteca Palatina di Firenze. La restante parte della collezione comprendente oltre 2000 tra libri e opuscoli compresi i suoi manoscritti, fu donata come vitalizio alla Biblioteca della Scuola Normale per un valore approssimativo di duemila scudi.  I volumi appartenuti  al Torri sono spesso accompagnati sulla controguardia da annotazioni manoscritte di  carattere bibliografico.
Di grandissimo valore le più antiche edizioni dantesche presenti: Dante col sito, et forma dell'Inferno (Venezia, 1516), L’amoroso Convivio di Dante (Venezia, 1531), edizione citata dagli Accademici della Crusca fra i testi di lingua, Lo 'Nferno e'l Purgatorio e'l Paradiso dil divino poeta Dante Alighieri (Venezia, 1545), edizione della Commedia dantesca in dimensioni minuscole, De'l sito forma & misure dello Inferno di Dante di Pierfrancesco Giambullari  (Firenze, 1544), le Lettioni d'Academici fiorentini sopra Dante, (Firenze, 1547) contenente, fra le altre, le lezioni  di Giambullari e Gelli e  Dante con nuoue, et vtili ispositioni, (Lione, 1551), ad opera del Rovillio  prima edizione in suolo francese di Dante con esposizioni di Alessandro Vellutello, ma anche Sonetti e canzoni di diuersi antichi autori toscani in dieci libri raccolte (Firenze, 1527), ovvero la famosa Giuntina di rime antiche citata dagli Accademici della Crusca fra i testi di Lingua.
Fra  i libri posseduti dal Torri anche  numerose opere di Anton Francesco Doni tra cui un esemplare della prima edizione della Libraria del Doni (Venezia, 1550) che reca legate insieme  due diversi emissioni; la Libraria edita dal Giolito del 1557; La seconda libraria del Doni,  edita dal Marcolini nel 1555;  due importanti edizioni della Zucca del Doni quali  l’edizione marcoliniana in quattro volumi (Venezia, 1551-1552) e quella edita da Girolamo  Polo nel 1589 e L'academia peregrina e i mondi sopra le medaglie del Doni, (Venezia, 1552).

si ringraziano Rosangela Cingottini,  Carlo Alberto Girotto, Renato Nisticò  per le notizie fornite su Moni e Torri

[pagina creata: 29-11-2007 - ultima modifica: 26-11-2012]