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La Raccolta Barbi

La Raccolta Barbi e gli studi sulla poesia popolare italiana alla Scuola Normale

a cura di Barbara Allegranti - SNS

Gli studi storico filologici sulle tradizioni folcloriche hanno in Pisa e nella Scuola Normale una lunga tradizione fin dagli studi di Alessandro D’Ancona , storico della letteratura italiana, dal 1892 al 1900 direttore della Scuola Normale, che dopo la pubblicazione di una collezione di Canti e racconti del popolo italiano insieme a Domenico Comparetti, pose con le due opere La poesia popolare italiana (Livorno Vigo 1878 ) e Le origini del teatro italiano (Torino, 1891) le fondamenta delle ricerche sulla poesia popolare italiana.
La poesia popolare era negli stessi anni tra gli interessi dominanti di Giosuè Carducci, critico, poeta, allievo della Scuola Normale, unito a D’Ancona da comunanza di interessi in campo critico-erudito e da una simile impostazione metodologica, ovvero l’esigenza di indagare i rapporti tra poesia popolare e poesia d’arte con una considerazione particolare per le forme “popolari” presupposto naturale di quelle colte, che facilitò una stretta collaborazione tra i due studiosi nel campo particolare della poesia popolare. A questa Carducci recò contributi importantissimi fin dalla edizione delle Cantilene e ballate, strambotti e madrigali nei secoli XIII e XIV (Pisa, Nistri, 1871),la cui lunga fase preparatoria è ampiamente documentata proprio nel carteggio con Alessandro D’Ancona conservato presso la Scuola Normale.
Fu certamente l’insegnamento del D’Ancona a far nascere in Michele Barbi, suo allievo presso la Scuola Normale, la passione per gli studi sulla poesia popolare e le tradizioni folcloriche del popolo italiano, che, a partire dai primi studi giovanili sulla poesia e drammatica popolare pistoiese pubblicati negli anni 1888 e 1889, passando per il  fondamentale saggio Per la Storia della poesia popolare, uscito nella Miscellanea Rajna nel 1911, fino alla sistemazione degli studi più importanti nel volumetto Poesia popolare italiana (Firenze, Sansoni, 1939), lo accompagnò per tutta la vita  insieme  al monumentale  progetto di edizione della sua Raccolta di canti popolari e melodie.
 Il costante e ricorrente pensiero di Barbi ai canti popolari  risulta in modo evidente anche dal carteggio con studiosi e collaboratori, quali Santoli,  Toschi e Vidossi ai quali Barbi, diviso tra impegni accademici e  le varie edizioni nazionali ed edizioni critiche in cui era coinvolto ed  ormai consapevole di non poter  realizzare personalmente il suo proposito, aveva affidato infine  il progetto di edizione della Raccolta, fissandone però l’architettura e un preciso piano di pubblicazione in 10 volumi sotto la sua direzione.  La fitta corrispondenza  privata di Barbi  con  il senatore Giovanni Gentile, negli anni precedenti  alla morte conferma la costante preoccupazione di assicurare una  conclusione alla sua impresa oltreché una finalità precisa al materiale raccolto.  A questo e all’interessamento di Giovanni Gentile, legato al Barbi da profonda stima intellettuale e amicizia, si deve senz’altro  la donazione alla Scuola Normale della sua preziosa biblioteca  e della raccolta manoscritta dei canti popolari “per costituire una biblioteca speciale per il seminario di filologia italiana” (SNS, Archivio storico, processo verbale del Consiglio direttivo del 25 maggio 1938). Insieme ai libri Barbi lasciava anche “il carteggio con letterati e amici, con editori e tutte le carte, e con la Società dantesca e altri Enti, e così i pacchi di materiale manoscritto raccolto per una storia delle correnti letterarie e del gusto nei secoli XVIII e XIX, che insieme coi libri raccolti al medesimo fine, potrà essere utile a qualche giovane volenteroso”. Secondo le sue precise volontà espresse nel testamento  del 21 ottobre 1937, registrato il 29 ottobre 1941,  la Scuola avrebbe dovuto conservarli come fondo a sé possibilmente per istituire una scuola di filologia italiana con esercitazioni pratiche.
Nell’anno accademico 1938-1939 per accordi tra Michele Barbi e la Scuola Normale, fu istituito un corso di  “Esercitazioni di letteratura popolare” diretto fino al 1941 da Vittorio Santoli, già allievo della Scuola e discepolo del Barbi, poi professore di filologia all’Università Firenze. Tale seminario interrotto durante la guerra fu  surrogato in seguito con un incarico affidato a Giuseppe Vidossi , condirettore dell’Archivio glottologico e del Giornale storico della letteratura italiana, che terrà nell’anno accademico 1949-1950 alla Scuola Normale un corso sulle tradizioni popolari durante il quale veniva utilizzato a scopo di studio  anche materiale appartenente alla Raccolta Barbi.
L’arrivo in biblioteca nel 1942, in adempimento delle volontà del Barbi, della  copiosa Raccolta manoscritta di canti popolari e di melodie definita nell’atto di donazione “la più ricca e varia che in Italia si sia messa insieme”, seguita nel 1974 dall’acquisizione delle   biblioteche specialistiche  di Vidossi e Santoli, ha reso la Scuola Normale il centro ideale per gli studi sulle tradizioni e sulla poesia popolare italiana, ruolo che la Scuola  continua ancor oggi ad onorare con la possibilità offerta a giovani studiosi  di portare avanti tali studi nel solco della tradizione di rigorosi studi filologici della Scuola.
La raccolta di canti popolari e melodie, considerata il più vasto ed importante corpus di letteratura popolare italiana di tradizione orale mai redatto e recentemente definita come “il grande inedito della letteratura italiana del Novecento”, è il risultato del lungo lavoro di ricerca e sistemazione dei materiali della lirica popolare italiana compiuto da Michele Barbi in un arco di 50 anni a partire dal 1887, quando il grande filologo e studioso della letteratura italiana nativo di Sambuca Pistoiese iniziò a raccogliere dalla viva voce dei contadini del piano e della montagna pistoiese le testimonianze di poesia popolare, allargando poi l’indagine alla poesia popolare toscana e successivamente alle altre regioni d’Italia  attraverso una fitta rete di collaboratori (allievi, eruditi locali, maestri), cui delegò progressivamente  il lavoro materiale di reperimento delle fonti con  l’ausilio di una serie di prontuari da lui redatti e distribuiti agli insegnanti attraverso le Direzioni didattiche.
La Raccolta Barbi, attualmente custodita  presso la Biblioteca della Scuola Normale Superiore, è formata da circa 20.000 pagine manoscritte e dattiloscritte e  piccoli quaderni scolastici  in cui sono minuziosamente trascritti canti e testi popolari, oltre una considerevole  mole di materiali preliminari e comprende non solo componimenti ascrivibili al genere “canzone”, ma anche materiali appartenenti alla quasi totalità dei generi che rientrano nella letteratura popolare:
L’aspetto attuale della Raccolta risente della risistemazione operata sul corpus originario dal Comitato per la Raccolta Barbi,  che si  costituì il 13 novembre  1949 tra Santoli, Vidossi e Toschi al fine di prepararne l’edizione scientifica grazie ad un finanziamento messo a disposizione  alla  Scuola Normale dalla Rockfeller Foundation di New York nell’ambito degli aiuti postbellici. Il Comitato lavorò sotto la direzione di Santoli fino al 1951 all’ordinamento, classificazione e schedatura dei canti della Raccolta  suddivisi in  base ai generi di appartenenza  in otto parti, con un lieve ritocco al piano di pubblicazione del Barbi che prevedeva originariamente10 volumi.
Il Comitato ebbe il merito di effettuare  una ricognizione e un riordino generale della Raccolta, integrandone i dati ed accertandone le lacune da sanare con ricerche suppletive,  provvedendola di vari schedari tra cui quelli relativi alle  località e alle provincie a cui appartenevano i canti  e trascrivendo le oltre 800 melodie che accompagnavano i canti. Il corpus originario fu inoltre   arricchito  di nuovi apporti di varianti e  versioni provenienti in gran parte dalle tesi di laurea discusse nei vent’anni precedenti   presso l’Università di Roma, e di altre raccolte  private  inedite di testi e melodie quali  la Raccolta D’Aronco  relativa a canti raccolti in Friuli, la Raccolta Marson comprendente i  testi e melodie raccolte a Vittorio Veneto, oltre ai testi di altre  collezioni, ma con l’esaurirsi  del finanziamento americano nel 1951 l’esperienza del Comitato si concluse senza che fosse  portata a termine l’impresa della  pubblicazione. Negli anni successivi, nonostante gli sforzi compiuti dalla Scuola Normale insieme all’Accademia della Crusca e della Fondazione Cini per  assicurare una prosecuzione dei lavori  e il lavoro arduo e coscienzioso dei redattori, la pubblicazione subì continui rinvii fino a un definitivo arresto .
Dopo il 1955 mancano informazioni precise, ma un nuovo tentativo di valorizzazione della Raccolta ebbe luogo   a partire dal  1966 nell’ambito  del programma Corpo sistematico delle tradizioni popolari italiane del Gruppo italiano di studi demologici di cui era  presidente Vittorio Santoli, ad opera  di un altro illustre studioso di letteratura popolare, Albero Maria  Cirese, che trattenne presso di sé la Raccolta Barbi fino agli Settanta,  tentando con la collaborazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche che mise a disposizioni elaboratori e programmi, una repertorializzazione dei testi con l’ausilio degli elaboratori elettronici che avrebbe dovuto facilitare lo spoglio dell’enorme massa dei documenti  e la produzione di incipitari, rimari oltre ad elaborazioni più complesse (frequenze, concordanze etc.) oltre a sperimentare più in generale l’uso della linguistica computazionale nelle ricerche demologiche .
Di questo nuovo tentativo finalizzato a preparare i materiali della Raccolta Barbi ad  un’edizione l’unico esito documentato rimane  l’esperimento di elaborazione elettronica eseguito  su  un ristretto campione di cento rispetti della Raccolta Barbi sotto la direzione di Cirese  con la collaborazione  di  Paola Raicich Tabet, allieva di Santoli  e la consulenza tecnica di Antonio Zampolli dell’IBM, i cui esiti furono pubblicati nel 1967 in   Esperimento di elaborazione elettronica E1/Rb. Raccolta Barbi di canti popolari italiani (Pisa, C.N.U.C.E., 1967, 2 v. ). In base a quanto si legge nella “Avvertenza” premessa al volume  Fotocopia dei cento testi manoscritti utilizzati per l'esperimento E1/RB risale probabilmente a questa fase l’ultimo ed attuale assetto della Raccolta Barbi, oggetto tra il febbraio 1966 al gennaio 1967 di  un ulteriore riordinamento inventariale complessivo in cui i testi furono uniti a dei cartoncini attraverso fermagli metallici che in molti casi hanno recato danni alle carte o con la colla, sacrificando in tal caso i testi vergati sul verso della carta e fu apposta sui componimenti o meglio sui fogli che li contengono la numerazione progressiva attualmente visibile sui testi, formata da timbro a inchiostro rosso composto da una lettera maiuscola A, B, C,D E, F, G, H indicante il genere (A canto epico lirico, B lirico monostrofico, C religioso, D iterativo etc ) ed un numero a cinque cifre progressivo secondo lo schema che segue:

  • SEZ. A       Canzoni epico-lirici  [ A00001-A04077]
  • SEZ. B        Lirica-monostrofica   [B00001-B10962 + quaderni da B10963- B11626]
  • SEZ. C        Poesia religiosa  [C00001-C01824]
  • SEZ. D       Canti iterativi [D00001-D01386]
  • SEZ. E        Canti di circostanza  (E00001-E00823)
  • SEZ. F        Drammatica popolare  [F00601-F00718]
  • SEZ G        Componimenti minori: filastrocche, canti alla rovescia ecc [G0001-G02534]
  • SEZ H        Varia [H00001-H02052]

Negli anni 1987-1988, ormai divenuta anacronistica l’idea di una edizione completa dei canti  della Raccolta Barbi, la Scuola Normale insieme alla Regione Toscana attribuiva alla Dott. Maria Elena Giusti una borsa di studio per l’inventariazione dei canti epico lirici che portò alla schedatura  di 2187 canti narrativi  attraverso una scheda cartacea redatta secondo il tracciato previsto dall’ FKM ministeriale (folklore- musica) e alla pubblicazione del libro Ballate della Raccolta Barbi (Bologna, Forni, 1990) a cura della stessa.
Ai primi anni Novanta risale un nuovo tentativo di edizione della Raccolta ad opera di Giovanni Bronzini , studioso di letteratura popolare, direttore della rivista “Lares” che in una lettera diretta alla Scuola Normale del 19 aprile 1989 proponeva l’annessa serie della “Biblioteca di Lares”  come sede più appropriata per la realizzazione editoriale del progetto  e ne enunciava  le premesse  critiche  in Per una edizione critica della Raccolta Barbi ( “Lares”, 57, 1991) cui  però non seguì alcuna effettiva pubblicazione.

La Biblioteca della Scuola Normale consapevole dell’enorme valore storico- culturale della Raccolta Barbi vera e propria “testimonianza avente valore di civiltà” ha avviato negli ultimi anni con la collaborazione di allievi  e studiosi della Scuola Normale un progetto di valorizzazione consistente nella catalogazione informatizzata e digitalizzazione dei manoscritti dei canti popolari e delle melodie al fine di una migliore conservazione e fruizione della stessa  e alla conseguente salvaguardia della memoria e delle tradizioni del popolo italiano di cui per molti versi la Raccolta Barbi è l’ultimo testimone.

[pagina creata: 24-12-2013 - ultima modifica: 17-03-2014]